Aurea Nox · Collana Lyra

Francisco Soriano

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Poeta e narratore di immagini interiori.

Incontriamo l’Anima · Intervista · giugno 2026

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Magister · Incontriamo l’Anima

Intervista a
Francisco Soriano

Francisco Soriano ha pubblicato con Aurea Nox la silloge «poesie sparse» (Collana Lyra, giugno 2026): non una semplice raccolta, ma un unico attraversamento in cui pietra, vento, mare, rovine e luce diventano soglie. In queste dieci soglie il poeta racconta la sua esplorazione, dai cieli di Pasargarde al Lago Sevan, da Mandel’štam all’acmeismo, e la disposizione d’animo con cui invita a entrare nel libro.

«Senza il mistero non esisterebbe poesia.» Giuseppe Ungaretti, citato da Francisco Soriano
Francisco Soriano presso un’iscrizione armena incisa nella pietra
Francisco Soriano, presso un’iscrizione incisa nella pietra, in Armenia.
I soglia

«poesie sparse» non appare come una semplice raccolta di componimenti, ma come un unico grande poema che si sviluppa pagina dopo pagina. Come è nato questo progetto e quale filo invisibile tiene unite le tue poesie?

«poesie sparse» rimane nel solco di una esplorazione. Rifugge retoriche di qualsiasi genere e si pone come attraversamento. La poesia si abita nella considerazione che in quel luogo immaginato e vissuto nella realtà, con coerenza, l’elemento più importante rimane la sua soglia.

Il processo di individuazione dei contenuti è assolutamente in simbiosi con le forme della poesia intese nella loro funzione verbale, sonora, visiva. Una poesia senza la voce e il suono di ogni suo lemma non esprime nel pieno delle sue caratteristiche la sua funzione. Dunque forma e sostanza non solo sono osmosi, ma risultano elementi costitutivi ed esistenziali della poesia stessa.

Inoltre, un elemento ulteriore risiede in ciò che affermava Giuseppe Ungaretti: senza il mistero non esisterebbe poesia. Nelle sue profondità, tuttavia, si schiude la possibilità di decifrarne almeno qualche sfaccettatura. Mi sono mosso entro questa visione, senza considerarla un punto di partenza né di arrivo.

II soglia

Nella tua scrittura ricorrono alcune immagini: pietra, vento, mare, rovine, luce, quasi dei simboli universali. L’esperienza vissuta è più forte della ricerca poetica?

Ci sono esempi emblematici come quello di Emily Dickinson, in cui l’esperienza della sua vita si è svolta nell’intimità del suo regno intimo e sentimentale. La sua poesia per grandezza è difficilmente raggiungibile. Dunque non è detto che una vita vissuta sia una componente decisiva per scrivere le poesie.

Nel mio caso ho avuto la fortuna e il dolore di vivere una esistenza abbastanza rocambolesca, talvolta caotica, che ha impresso in me il desiderio di scrivere. È in questo marasma di vita che trovo il momento e la dimensione che più mi appartengono, il silenzio e lo studio, molto lontano dallo starnazzare emotivo dei nuovi poeti del nostro tempo. L’emozione non fa male alla salute, ma rappresenta il fruscio del volo di una falena.

Senza profondità non esiste un serio progetto poetico.

Tra le rovine: la pietra, il vento, la luce.
L’esperienza vissuta e la ricerca poetica.Tra le rovine: la pietra, il vento, la luce.
III soglia

Hai vissuto per molti anni in Iran, hai viaggiato in Armenia, Libano, Siria, Giordania, Azerbaigian e Turchia, e conosci profondamente la cultura persiana. In che modo questi luoghi hanno modificato il tuo modo di percepire il mondo e di scrivere poesia?

I luoghi sono stati decisivi. Si può immaginare che la contemplazione dei cieli di Pasargarde possa lasciare indifferenti verso l’infinito del mondo? E il Centro astronomico di Maragah e la Loggia degli Assassini, dove Hassan Sabbagh ottenne gli strumenti per lo studio delle stelle dal sovrano mongolo, mietitore di teste, possa essere un momento di transitoria ordinarietà?

Forse neppure il “deserto dei tartari”, nel suo splendore tragico di Bam, potrebbe meglio definire la nostra inconsistenza di fronte al destino delle cose. Le Torri del silenzio erano l’avamposto del mondo quando gli zoroastriani di Persia pregavano il sole e adoravano la luce contro il male dell’oscuro fraintendimento dei folli malefici.

Basterebbe questo per far percepire parte di un vissuto che non ritorna, ma che mi è appartenuto. Ma quella è stata un’altra vita e non basterebbe un solo libro a raccontare tutti quei luoghi.

Khachkar, le pietre-croce d’Armenia.
I luoghi come soglia del mondo.Khachkar, le pietre-croce d’Armenia.
IV soglia

La fotografia di copertina di «poesie sparse» è stata realizzata da te sulle rive del Lago Sevan, in Armenia. Perché hai scelto proprio quell’immagine per rappresentare «poesie sparse»? Cosa racchiude, per te, quel paesaggio arcano?

«poesie sparse» in realtà è nato prima del mio ultimo viaggio in Armenia insieme alla mia compagna. Insieme ci siamo messi sulle tracce di Osip Ėmil’evič Mandel’štam, il mio poeta preferito, insieme a Eugenio Montale e Cristina Campo; percorrendo quelle strade e immaginando con le nostre visioni quello che lui aveva visto e vissuto, nel dolore di pensarlo morto di freddo e di stenti in un gulag con la copia della Divina Commedia nella tasca della sua giacca, ucciso dalla follia autoritaria del bolscevismo e dall’autoritarismo insensato degli uomini. Un essere così insaziabilmente colto e silenzioso, un genio dell’immaginazione temuto dal potere. Un esempio per tutti noi e di quelli, stupidi epigoni della protesta civile, che nulla hanno capito della poesia.

Il viaggio è stato un coronamento, il permesso alla pubblicazione, la parola che mancava a tutte le altre poesie in attesa.

V soglia

Nella prefazione Marcello Carlino parla di un «eros diffuso» che si sente in tutta la raccolta. L’amore, nelle tue poesie, sembra superare la dimensione personale per diventare una forza che permea il mondo e lo investe di potenza. È questa la tua idea di amore?

Marcello Carlino è un maestro possente nella parola, mi intimidisce addirittura citarlo. Basta una frase:

«Tutto ciò che appartiene al mondo riconduce all’amore, non importa attraversare inferni e limbi, dolori e attese. Non appartiene solo all’Uno ma si concilia nel Tutto.»

Marcello Carlino, dalla prefazione
VI soglia

Sei docente, saggista, traduttore e promotore culturale. Come convivono, nella tua vita, il rigore dello studioso e la libertà del poeta? Sono due linguaggi distinti o due modi diversi di cercare la stessa verità? Ti sei trovato in difficoltà per vivere libero?

Sono docente nella primaria e poter imprimere una idea di mondo nei miei allievi è l’esperienza più straordinaria che potevo immaginare di compiere. Ho vissuto vari ruoli, anche dirigenziali, ma tornare nella geometrica realtà dell’infanzia come insegnante è stato cruciale, e per geometrica intendo le infinite profondità della disciplina.

Sono libero se non sono ipocrita, ammiccante, se non urlo e non sgomito, se posso permettermi il lusso di insultare un idiota. I linguaggi sono terreno di riflessione, il mio pensiero libertario e anarchico non mi consente fughe dalla realtà.

VII soglia

La tua poesia sembra chiedere al lettore un tempo lento, quasi contemplativo, in un’epoca dominata dalla velocità e dalla comunicazione istantanea. Ma secondo te, che posto può avere oggi la poesia nella vita delle persone?

Nella mia vita non ho usato mai l’IA e mai l’utilizzerò. Bisogna allungare i tempi e non accorciarli. È una questione di divertimento, e io non trovo interessante colloquiare con un micro chip o qualcosa del genere, anche essendo io a “dominare” i processi, come mi si dice e si risponde ai miei dubbi… Ma io non voglio dominare un cazzo, solo essere dominato dalla parola/poetante, spero che succeda nella sua assoluta totalità, in tempi così lunghi da dissolvermi senza neppure accorgermene.

Il labirinto inciso nella pietra.
Il visibile e l’invisibile.Il labirinto inciso nella pietra.
VIII soglia

Molti tuoi versi si muovono sul confine tra il visibile e l’invisibile, tra il reale e il simbolico. Esiste un autore, una tradizione letteraria o una corrente di pensiero che ha influenzato maggiormente questa tua disposizione?

Il periodo che più mi interessa dal punto di vista delle correnti e dei movimenti che hanno espresso lunghezza di visione sono quelli dei primi anni del Novecento, ad esempio quelli ideati da Ezra Pound e T. S. Eliot, l’acmeismo di Mandel’štam e Anna Achmatova, geni indiscussi. Oggi mi comunicano la nascita di movimenti i cui intenti, a leggerli, mi stimolano a una grassa risata.

IX soglia

Dopo tanti libri pubblicati, traduzioni e studi dedicati anche al dialogo tra Oriente e Occidente, cosa rappresenta «poesie sparse» nel tuo percorso umano e letterario? È un punto di arrivo o l’inizio di una nuova stagione della tua scrittura?

«poesie sparse» è il tassello di un mosaico che spero di ultimare, per le persone che mi amano e per quelle, pochissime, che hanno stima per la mia serietà nello scrivere, preferibilmente in endecasillabi.

X soglia

Se dovessi comunicare ai tuoi lettori una sola chiave per entrare in «poesie sparse», quale sarebbe? Con quale disposizione d’animo suggeriresti di aprire la prima pagina di questo libro?

Con discreta e intima felicità, in sottovoce.

Copertina di «poesie sparse» di Francisco Soriano
Aurea Nox · Collana Lyra

Il libro

«poesie sparse» abita «un caos calmo» in cui la materia versale si espande lungo alvei prosodici dall’andamento non torrentizio, ma inesorabile.

Nell’alternanza del concavo e del convesso, nell’eco delle architetture barocche di Bernini e Borromini, la scrittura di Francisco Soriano dispiega un eros diffuso — linfa e sangue in circolo tra presenze animate e inanimate, tra paesaggi carnosi e anime silenti, tra il cammino iniziatico e la parola che «non ha termine vero».

oggi — il ginepraio, adoro, il coro notturno degli sfavillanti domani l’indivisibile luce nelle tue mani l’irriconoscibile fronda dell’alloro.

Lyra è la collana poetica di Aurea Nox dedicata alla poesia come ricerca, un ponte tra interiorità e mondo. La fotografia di copertina è di Francisco Soriano, sulle rive del Lago Sevan, in Armenia.

La copertina integrale di «poesie sparse»
La copertina integrale